domenica 28 gennaio 2018

L'EDUCAZIONE NELL' ESTREMO ORIENTE

RELIGIONE ED EDUCAZIONE IN INDIA

Due aspetti peculiari della società indiana sono la divisione in caste e l'influenza della religione.
Le caste sono classi sociali rigidamente distinte e chiuse, alle quali non si può accedere da una all'altra. Questo rende la società indiana estremamente statica. L'esistenza delle caste è giustificata dalla religione induista che nonostante sia stata abolita svolge ancora un ruolo molto importante nella società indiana attuale.
In India la religione influenza ogni aspetto della vita sociale e culturale. Anche l'educazione quindi è incardinata all'interno di un contesto religioso. L,antica India ospita due religioni: il buddismo e l'induismo.
  L'INDUISMO:
è la religione più antica,risale all'invasione dell'India da parte degli Arii intorno al 2000a.C. Un concetto fondamentale dell'induismo è la reincarnazione. Alla morte del corpo l'anima si reincarna in un altro essere vivente in un ciclo vitale senza fine. I testi sacri dell'induismo sono i Veda, sui quali si basa la formazione dei sacerdoti induisti, i bramini, che costituiscono una delle quattro caste fondamentali. I Veda sono stati trasmessi oralmente fino al VIII secolo d.C., e perciò fino a quel momento anche l'educazione si è sviluppata senza la scrittura. Anche in seguito si è basata sostanzialmente sul metodo mnemonico, adottato per ricordare i testi sacri, e sul ragionamento, che impegna in un dialogo serrato maestri e allievi.
 Con lo studio dei Veda gli allievi apprendono oltre ai precetti religiosi anche le regole della grammatica e conoscienze geografiche e astronomiche, comunque finalizzate ad un uso prevalentemente religioso. Il percorso formativo prevede un'istruzione familiare dopo la quale l'allievo viene affidato al maestro cui deve rispetto più che al suo stesso padre. L'istruzione ovviamente varia a seconda della casta di appartenenza e il percorso di studio è completato da chi è destinato a diventare un bramino.

 
BUDDHISMO:
Dal VI secolo a.C. si diffonde in India un'altra religione, a opera di Siddharta Gautama(565-486a.C. ca), detto il Buddha, cioè il "risvegliato". Buddha, un giovane principe indiano, insegna un percorso di purificazione, attraverso il quale l'individuo deve emanciparsi dai bisogni materiali e approdare al nirvana, una condizione di assenza, desideri e dolori. Inoltre, in questo percorso, l'anima si libera dal ciclo delle reincarnazioni per fare ritorno al Tutto, cioè all'insieme indifferenziato della Natura.
Al contrario di quella induista, l'educazione buddhista è aperta a tutti, indipendentemente dalla casta, dal sesso e dall'età, e non viene più impartita in sanscrito,ma in un linguaggio che può essere compreso da tutti. Rimane centrale però,come nell'induismo, il rapporto allievo-maestro e la finalità religiosa. I testi di riferimento sono opere ispirate dalla predicazione del Buddha. Nei monasteri legati dai templi, nei quali s'impartisce l'educazione,vengono accolti anche laii non destinati al sacerdozio. Con il tempo, si sviluppa quindi anche una cultura laica, e un numero sempre più grande di allievi usufruisce dell'istruzione primaria e, in misura minore, di quella superiore.


mercoledì 3 gennaio 2018

imparare a imparare


IMPARARE  A  IMPARARE


Imparare è un attività a cui siamo abituati fin dall'infanzia e per questa ragione ci può sembrare facile e scontata. In realtà non è così e negli ultimi anni il tema dell'apprendimento e del metodo di studio sono diventati di particolare importanza perché ,in una società che cambioa rapidamente e nella quale l'innovazione tecnologica corre ad alta velocità,le conoscienze aquisite in un certo momento si rivelano superate nell'arco di pochi anni.
Molti pedagogisti dicono che alle "teste ben piene" sono  da preferire le "teste ben fatte" ,cioè teste che hanno imparato a imparare e che possiedono un metodo di studio utile a scuola e anche nella vita.
Imparare a imparare possiamo dire ce si tratta di una competenza articolata in tre aspetti:
  • il sapere,ovvero le conoscienze
  • il saper essere, ovvero le convinzioni, gli atteggiamenti e le motivazioi
  • il saper fare, ovvero l'applicazione delle conoscienze
La capacità di imparare a imparare richiede quindi abilità cognitive,che riguardano il modo di apprendere e di gestire le conoscienze e abilità metacognitive, che hanno invece come oggetto la valutazione dei propri risultati e la consapevolezza dei processi cognitivi in atto.
l'insegnante valuta lo stile di apprendimento di ciascuno studente e facilita un percorso individuale. A questo scopo, è neccessario che l'approccio dell'insegnante sia integrato,esperienziiale ed esplicito. Analizziamo ciascuna di queste caratteristiche e i loro scopi:
  • INTEGRATO:collega contenuti,metodi e argomenti in modo interdisciplinare,stimolando l'allievo a passare autonomamente  da un campo di sapere all'altro;
  • ESPERIENZIALE:procede "per problemi e per progetti ", favorendo una riflessione sulle esperienze  e lo sviluppo del pensiero critico;drtto in altri termini lo studente astrae dalle singole esperienze ed elabora regole di carattere generale, riflette su ciò che apprende, scopre le cause...
  • ESPLICITO:stimola gli studenti a raggiungere la consapevolezza di sé e di quanto stanno facendo e a maturare la capacità di condivisione e socializzazione.

mercoledì 6 dicembre 2017

LA MOTIVAZIONE

LA MOTIVAZIONE

INTRINSECA: 
L'apprendimento è molto condizionato dalla motivazione che può essere intrinseca o estrinsica.
 La motivazione è intrinseca quando è costituita dalla curiosità: una sorta di "motivazione cognitiva", in altri casi è il piacere che si prova nel fare qualcosa :in molti casi i calciatori che, pur essendo ben pagati, si sentono frustrati se confinati "in panchina".
Il ruolo della motivazione intrinseca è stato dimostrato in alcuni esperimenti condotti nel 1949 da Herry Harlow (1905-1981) e due suoi allievi su otto macachi(una specie di scimmia)sottoposti a gioci di intelligenza, come la soluzione di puzzle o di "rompicapo"(per esempio sollevare un gancetto).
Le scimmie premiate con dosi di cibo ottenevano risultati inferiori rispetto alle scimmie che non ricevevano riconpensa e che giocavano per il puro piacere di farlo.L'esperimento dimostra che il rinforzo "uccide" la motivazione intrinseca, basata sull'interesse in sé.
lo psicologo statunitense Edward Deci ha dimostrato nel1971, con esperimenti ugualmente basati sulla rivoluzione di un puzzle, che anche nell'essere umano diminuisce la motivazione intrinseca quando si agisce in vista di un premio e non per soddisfazione.

 ESTINSECA:
 In pedagogia si parla di motivazione estrinseca quando un alunno si impegna nello studio per motivi esterni, per ricevere cioè un premio, un bel voto, una riconpensa, una lode... o evitare le conseguenze spiacevoli come un brutto voto, una punizione, un rimprovero,...
 Nonostante la motivazione intrinseca costituisca una spinta impoortante nell'apprendimento, non si deve trascurare l'importanza della motivazione estrinseca. Di fatto un premio,una umento di stipendio, l'approvazione dei genitori sono motivi frequenti dei nostri comportamenti.

Anche lo stato d'animo svolge un ruolo importante, lo psicologo statunitense John W. Atkinsons (1923) ha individuato la seguente relazione:
  • tendenza al successo --> fiducia
  • tendenza ad evitare il fallimento --> paura
nel primo caso le persone sono spinte ad affrontare anche compiti difficili, ma che ritengono fattibili; nel secondo caso scelgono compiti facili, oppure talmente difficili da giustificare il fallimento.

lunedì 2 ottobre 2017

LA TEORIA SISTEMICA

LA TEORIA SISTEMICA

La psicologia sistemica analizza la relazione educativa partendo da due presupposti: tutto è comunicazione e il mondo psichico è un sistema, ossia una totalità nella quale il mutamento di una parte influenza tutte le altre. 
    Secondo Paul Watzlawick* (1921-2007), uno dei più noti esponenti dell'approccio sistemico, per spiegare un singolo fenomeno bisogna prendere in considerazione tutto il suo contesto. Ciò significa che, per esempio, l'improvviso insuccesso scolastico di un ragazzo può essere spiegato esamionando i contesti di vita del ragazzo.
    La teoria sistemica fornisce delle indicazioni all'educatore:
  • L'educatore, nel contesto della classe, deve favorire la riorganizzazone interna ogni volta che un nuovo elemento turba l'equilibrio pprecedente
  • Nel  gruppo egli deve individuare  le persone-chiave, il cui mutamento di atteggiamento rende possibile il mutamento collettivo
  • Tiene sotto controllo l'ansia o stimola l'attenzione quando si presenta un problema o viene assegnato un compito: un'ansia eccessiva, infatti, può spingere alla fuga di fronte al compito da affrontare , mentre un livello troppo basso di ansia determina una bassa motivazione. Ogni volta che un problema viene risolto, si crea un nuovo tipo di stabilità dinamica, una nuova organizzazione cognitiva, una diminuzione dell'ansia e un'accresciuta autostima .
L'approccio sistemico sostiene che le abilità relazionali dell'educatore sono strutture interazionali, l'educatore quindi deve saper interagire sia con il singolo sia con il gruppoe deve indirizzare il circolo comunicativo in una direzione comune.



*https://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Watzlawick   

LA TEORIA UMANISTA

LA TEORIA UMANISTA

    Mentre la psicoanalisi si concentra sulle motivazioni profonde dei comportamenti di alunni e docenti, la psicologia umanistica prende in esame il comportamento del docente e i suoi effetti sull'alunno.
     Il principale esponente di questa corrente della psicologia, Carl Rogers* (1902-1987), ha elaborato una forma di psicoterapia basata sul rapporto di parità tra terapeuta e paziente. Ispirandosi a questo approccio, un insegnamento, per risultare efficace e significativo, deve essere flessibile e spostare il suo interesse dai contenuti al protagonista della relazione educativa, ovvero l'alunno.
    Una pratica didattica ispirata alla teoria umanista, secondo Rogers, richiede tre atteggiamenti chiave:
  • autenticità o congruenza
  • considerazione positiva incondizionata
  • comprensione empatica
     Questi atteggiamenti sono in stretto rapporto tra loro: l'educatore deve porsi dal punto di vista dell'allievo (empatia), senza formulare giudizi perentori o imporre cambiamenti di comportamento (considerazione positiva incondizionata) per indurre l'allievo a conoscere se stesso e a stabilire una continuità (congruenza). Rogers sostiene che la scuola debba preparare gli alunni ad adeguarsi alla società in continuo cambiamento. Inoltre l'educatore deve insegnare ad imparare, fornire agli alunni strumenti per poter usare adeguatamente le proprie conoscenze. L'allievo dovrà essere in grado di valutare da solo l'apprendimento avvenuto (autovalutazione). Questo meccanismo è utile per raggiungere il successo scolastico. Questo processo favorisce la metacognizione, ovvero l'autovalutazione dei risultati ottenuti.

LA TEORIA PSICOANALITICA

LA TEORIA PSICOANALITICA

Secondo la psicoanalisi la classe è il campo di un incontro di forze inconsce, che emergono attraverso una grande varietà di sintomi: esplosioni di collera, forme di mutismo,  insuccessi scolastici.
eventi che possono sconcertare e sembrare privi di ragioni .
La psicoanalisi invita a interpretare tali sntomi e a ricercare le cause profonde che ne sono l'origine,senza trascurare la storia personale di un bambino o di un adolescente.
La psicoanalisi aiuta a chiarire la ricchezza della relazione educativa.

Per esempio, mette in luce i fenomeni di transfert, con i quali, a scuola, i ragazzi proiettano sull'insegnante i rapporti che hanno con i loro genitori: per un adolescente, la riuscita scolastica, puo essere una vincita verso il padre; un altro invece può provocare il professore per mettersi alla prova e dare sfogo alle proprie pulsioni.
Nella scuola, come in molti ambiti dlla vita quotidiana, è possibile che si manifestino fenomeni di proiezione: quando qualcosa, all'interno della nostra psiche, è avvertito come pericoloso, viene inconsapevolmente proiettato all'esterno. 
Per esempio, un ragazzo che teme di essere timido, può proiettare questo suo timore su un compagno di classe, che tratterà in un modo sgarbato e scoretto.
L'immagine di sè stessi si costruisce attraverso un lungo percorso, a partire dal rapporto con la madre e con altre figure di riferimento. In ogni relazione incide profondamente sul
, modo di comportarsi.
La psicanalisi offre all'insegnante strumenti utili per capire non solo gli studenti ma anche se stesso. 
Gli atteggiamenti dell'insegnante, per esempio , sono riconducibili a conflitti infantili con i genitori o figure educative particolarmente autoritarie o prive di fermezza.
Secondo la psicoanalisi, dunque, nel rapporto con gli allievi, l'insegnante è spinto a rivivere la propria infanzia.


Lungi dall'essere un elemento di debolezza, questo fenomeno, se adeguatamente compreso fornisce al docente un chiave per meglio capire i comportamenti degli allievi.
Controllando le proprie emozioni, il maestro può rispondere adeguatamente ai comportamenti inconsci del bambino e dell'adolescente e aiutarlo a risolvere le difficoltà eventualmente incontrate.